Argomento
maglieria (e calzetteria)
Categoria di tessuti formati da uno o più fili curvilinei costituenti tanti elementi che si intrecciano l'un l'altro in modo da mantenersi reciprocamente in una determinata disposizione. Il tessuto a maglia si distingue dagli altri tessuti per la proprietà di avere una notevole elasticità propria, indipendente da quella del filato che lo compone, e una grande porosità. L'elasticità è dovuta al fatto che i fili intrecciati a maglia agiscono come molle, cedendo alla tensione e tornando nella posizione primitiva appena la tensione cessa. Sebbene il tessuto a maglia fosse conosciuto fino da antichi tempi (v. maglia), la sua fabbricazione fu per molti secoli condotta manualmente, mediante l'uso dei cosiddetti ferri da calze o con uncini. Nel 1589, però, il reverendo W. Lee di Calverton riuscì a costruire un telaio a mano per fare le calze, ed esso aprì l'era della lavorazione meccanica. Il Lee non ebbe fortuna in patria e dovette emigrare in Francia. Con l'aiuto di Enrico IV, riuscì ad aprire una fabbrica a Rouen; ma alla morte del re, perdette ogni favore e si ridusse in povertà. Tuttavia, la sua invenzione ebbe larga diffusione in Francia e, dopo le guerre di religione, in tutta Europa. Dal punto di vista meccanico, il telaio Lee si può considerare come il primo esempio di telaio rettilineo ad aghi fissi, per tessuti a maglia in trama unita. In Italia la fabbricazione industriale della maglieria ebbe inizio verso la metà del XIX secolo con l'impianto dei primi telai circolari nel Piemonte (Biellese) e in Lombardia. L'industria cominciò però ad affermarsi verso la fine del secolo, quando nei telai alle piccole vennero sostituite le grandi immagliatrici; e iniziò una fase di grande sviluppo dopo la guerra mondiale; attualmente è localizzata principalmente nel Piemonte (Torino, Vercelli con Biella, Novara ecc.) che si calcola accentri il 45% della maestranza.
www.treccani.it, voce Maglieria
Nel Biellese si sviluppò in primo luogo a Pettinengo, dove si producevano a mano farsetti e guanti che intorno alla metà del XIX entrarono a far parte delle forniture del Regio Esercito. Dopo la guerra del 1866 i farsetti biellesi furono sostituiti da quelli toscani; i Biellesi, in particolare Antonio Boglietti e Bernardo Bellia, affrontarono la crisi introducendo e perfezionando la lavorazione meccanica. Alla fine del secolo il Maglificio Antonio Boglietti a Biella contava oltre 700 operai, il Maglificio Bellia Bernardo e Figlio a Pettinengo ne impiegava 200, seguito dal Maglificio Vigna Pietro e Fratello di Occhieppo Superiore e dal Maglificio Maggia a Pettinengo. A questi si affiancavano numerosi piccoli maglifici, concentrati soprattutto a Pettinengo e a Occhieppo Superiore.
www.treccani.it, voce Maglieria
Nel Biellese si sviluppò in primo luogo a Pettinengo, dove si producevano a mano farsetti e guanti che intorno alla metà del XIX entrarono a far parte delle forniture del Regio Esercito. Dopo la guerra del 1866 i farsetti biellesi furono sostituiti da quelli toscani; i Biellesi, in particolare Antonio Boglietti e Bernardo Bellia, affrontarono la crisi introducendo e perfezionando la lavorazione meccanica. Alla fine del secolo il Maglificio Antonio Boglietti a Biella contava oltre 700 operai, il Maglificio Bellia Bernardo e Figlio a Pettinengo ne impiegava 200, seguito dal Maglificio Vigna Pietro e Fratello di Occhieppo Superiore e dal Maglificio Maggia a Pettinengo. A questi si affiancavano numerosi piccoli maglifici, concentrati soprattutto a Pettinengo e a Occhieppo Superiore.
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